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domenica 3 aprile 2016

La febbre di caramelle - Maria S. della V E




         La febbre di caramelle

Di Maria Salis 5E



Esiste un paese di nome Dolcilandia, un paese fatto di dolci.

Un giorno il sindaco Menta Piperita si accorse che nel paese

girava una malattia piuttosto insolita: ”la febbre di caramelle”.

Coloro che la prendevano cominciavano a mangiare caramelle

senza smettere mai. Così il sindaco, per evitare che tutti

avessero il mal di pancia, ingaggiò tre scienziati: Cannella,

Mentina e Ciliegia che cominciarono subito gli studi. La notizia

finì sui giornali, telegiornali, cartelloni…Ma non solo!

La piazza della città fu coperta di dolci e venne fatta una piscina

di aranciata. I più grandi avventurieri inaugurarono un nuovo

parco avventura con le sabbie mobili di crema pasticcera. Tutti

si divertivano tranne Cannella, Ciliegia e Mentina che non

riuscivano a trovare né la causa né la cura di quella insolita

malattia.

Il tempo passava e la gente si ammalava. La febbre diventava

sempre più forte e le persone che si ammalavano cominciavano a

mangiare case, fontane, e tutto ciò che in quella bizzarra città

era costruito con le caramelle!!!

I tre scienziati però quando avevano ormai perso tutte le

speranze si resero conto che la causa della malattia era

l’avarizia!!!!!!!!! Infatti scoprirono che tutti i malati erano poveri.

A Dolcilandia le caramelle erano considerate cibo sacro,

costosissimo e solo i ricchi potevano averle.

In quel paese d'altronde i ricchi erano davvero molto avidi e

 prepotenti. Da quel giorno si resero conto della loro avarizia e

  cominciarono a regalare le loro leccornie a tutti i poveri che

 guarirono molto in fretta perché la cura era solo un po’  di

GENEROSITA’!!!!!

Dolcilandia da quel giorno si riempì di sorrisi, felicità e allegria.

Una delle migliori cure infatti è la SOLIDARIETA’!!!!!

domenica 20 marzo 2016

una battaglia epica



                                                        UNA BATTAGLIA EPICA
Di Edoardo Ronchi 5E
Un giorno su un’isola sperduta c’erano due clan, quello degli Elfi e quello dei Demoni.
I Demoni erano di più, ma meno forti, invece  gli Elfi erano di meno ma con armi fortissime, per esempio: la spada di fuoco e le frecce avvelenate.
Si odiavano tra loro perché il re dei Demoni “Doki” aveva assassinato con la sua lancia indemoniata il re degli Elfi.
Allora il popolo degli Elfi si arrabbiò molto e il figlio del re “Troso” decise di sterminare tutti i Demoni. Troso prese l’arma di suo padre: la spada suprema di fuoco e quando i due popoli si scontrarono in battaglia dapprima i Demoni respinsero le frecce e le spade di  fuoco degli Elfi con gli scudi e con le lance indemoniate, ma poi  Troso con la spada suprema di fuoco affrontò e sconfisse i Demoni a uno a uno in onore di suo padre.
Gli Elfi festeggiarono con sette bottiglie di rum e un banchetto.

Un drago come amico


UN DRAGO COME AMICO

Di Giacomo Viola 5E

C’erano una volta due grandi regni sempre in guerra fra loro: il regno di Roma e il regno di Persia.

Un giorno però il principe persiano si innamorò della principessa romana, così si intrufolò nel palazzo reale a Roma (la città più importante del regno di Roma). Nel palazzo reale incontrò finalmente il re e gli propose: “Se prenderò in sposa tua figlia, i nostri regni si uniranno e ne formeremo uno più potente e sarai tu a comandare”. Invece il re rispose: “accetterò la proposta solo se mi porterai un drago vivo e se lo addomesticherai!”

Il principe accettò e andò a cercare un drago in Russia. Dopo un po’ di cammino si udirono dei potenti urli provenire da una caverna. Senza indugio il principe entrò nella caverna, quando vide un enorme drago scoppiare a……. piangere. Allora il principe chiese al drago: “Perché piangi?” Il drago rispose: “Perché non riesco ad aprire questo baule pieno di gemme ed io adoro le gemme” rispose piangente. Il principe, però notava che la serratura era grande come lui e gli venne un’idea: propose al drago “se io apro il baule, tu ti farai addomesticare e portare a corte, una corte che è piena di gemme!” aggiunse il principe. Il drago annuì e il principe saltò nella serratura e aprì il baule. Il drago felice fu portato a corte (con il baule). Il re allora permise al principe di sposarsi e i due popoli vissero felici e contenti.
                                                                                          
   

La renna e il muro


LA RENNA E IL MURO

Di Greta Picano 5E

 

In Maggio mi trovavo come sempre ad osservare le farfalle nel parco dietro la chiesa. Ad un certo punto vidi una farfalla bellissima, subito mi misi a rincorrerla ma inciampai su un sasso sbattendo contro un muro e caddi. Quando mi rialzai, sentii che mi trovavo sopra a qualcosa di freddo e soffice, ero caduta sulla neve! Cercai di capire dove mi trovavo quando qualcosa mi apparve davanti. Quella “cosa” era una renna e impigliati tra le corna portava tanti regali. “Buongiorno” mi disse, io rimasi a bocca aperta e per poco non caddi di nuovo nella neve, insomma, da quando gli animali parlano?! La renna ripeté “Buongiorno” ma stavolta io d’ istinto risposi “Buongiorno io mi chiamo Lily” e la renna mi disse “Io mi chiamo Rudolf, sono il nuovo postino, forse è per questo che non mi conosci”, notai infatti che al collo la renna portava un collare con appesa un lettera in metallo. Rudolf mi invitò a bere un tè a casa sua e visto che ci teneva molto accettai. Lungo la strada gli chiesi come mai poteva parlare e (come se fosse la cosa più normale del mondo) mi rispose che ogni altro animale poteva farlo! Comunque dopo un po’ arrivammo alla casa. La “casa” vista da fuori era una cupola innevata ricoperta da una pianta rampicante. Rudolf scavò con lo zoccolo in un punto segnato da un agrifoglio e sotto la neve vidi una botola, la renna l’aprì e sotto c’erano delle scalette illuminate. Percorrendole arrivammo alla vera porta con su scritto “Buon Natale!” con una scritta piena di brillantini. Ma come Natale, se eravamo in Maggio! La casa era davvero ben arredata (anche se i mobili erano tutti fatti in legno). L’ingresso era una sala con il divano, il tavolo da pranzo e la cucina, più in là c’erano due porte, su una era disegnato un letto e sull’altra un libro (capii che erano la stanza da letto e lo studio). Rudolf aprì la porta dello studio e notai che sulla scrivania c’era una lista su cui spuntò due o tre nomi. Poi poggiò i regali sulla scrivania. Qualche minuto dopo eravamo seduti sul divano a sorseggiare il tè al limone, allora io chiesi “Come mai porti i regali se sei un postino?”  “Beh” disse Rudolf “Noi postini in dicembre consegniamo anche i regali di Natale, mi hai incontrato proprio mentre tornavo dall’ufficio postale, dove avevo appena ritirato dei regali”  “ Mi dispiace di averti fatto perdere tempo” gli dissi. “Non ti preoccupare, tanto ero in pausa e la consegna è prevista tra due ore”- mi rispose.

Dopo mezz’ora Rudolf mi riaccompagnò dove c’eravamo incontrati e lì ci salutammo. Rimasta sola cercai di capire come tornare a casa; mentre cercavo inciampai su una radice e andai a sbattere contro un albero, non mi accorsi che ero caduta nuovamente su un prato e mi ritrovai nel parco dietro la chiesa con la farfalla che rincorrevo davanti a me . Io pensai “Wow che avventura!”.

Il mondo di pietra


IL MONDO DI PIETRA

di Filippo Capomasi 5E

Marco, Matteo e io eravamo tre ragazzi che vivevano in una grande città su un’isola e vicino ad un bosco.

Un pomeriggio d’inverno decidemmo di fare una passeggiata nel boschetto. Intorno a noi c’era solo silenzio: si sentiva il cinguettio dei pettirossi e lo scrocchiare dei rami degli alberi. Poi cominciò a nevicare; ci rifugiammo sotto i grandi alberi e ci inoltrammo ancora di più nella foresta.

Ci trovammo davanti ad un palazzo di marmo: era il palazzo della Regina della natura! Avevamo saputo che lei voleva pietrificare il bosco e la città. Non avevamo dubbi, dovevamo entrare.

C’era un portone di bronzo da cui ovviamente non potevamo accedere: io scorsi una finestra che fortunatamente si trovava al pianterreno. Entrammo e ci ritrovammo nella cucina del palazzo; c’erano pentole, piatti, mestoli e…un cuoco grosso come un armadio!

Ci stava per acchiappare con un mestolo ma noi, agili come dei ghepardi, riuscimmo a scappare.

Continuammo il percorso attraverso un corridoio lunghissimo: sembrava interminabile. Alla fine del corridoio c’era una stanza grandissima con un trono tutto d’argento!

Sul trono c’era seduta la Regina della natura: aveva un vestito lungo, verde, giallo e un cappello con i ricami d’oro. Aveva uno scettro d’oro con cui, attraverso una grande finestra, stava pietrificando tutto il bosco!

Matteo si fiondò sulla Regina e le rubò lo scettro; l’unico modo per fermare l’incantesimo era romperlo.

Matteo ci riuscì e tutto tornò alla normalità.

lunedì 7 marzo 2016

Tutto in una bolla di sapone

TUTTO IN UNA BOLLA DI SAPONE
di Giuseppe Spanò 5E

C’era volta un paese che si trovava all’interno di una bolla di sapone. Uno semplice, sembrava come tutti gli altri, ma la terra era fatta di saponette Nivea aromatizzate al limone. Per camminarci le persone di acqua e sapone indossavano pantofole apposite per non scivolare. Una notte, un ladro di nome Neutro Roberts cercò di rompere la serratura scivolosa della famiglia Garnier: una famiglia borghese che abitava nel paese, esattamente in centro. Neutro Roberts riuscì ad entrare nella casa, ma proprio in quel momento il signor Garnier stava andando a fare il suo spuntino di mezzanotte a base di sandwich e sapone al cioccolato. Il signor Garnier vide Neutro Roberts e prese subito la sua pistola che sparava sapone fortissimo e mirò agli occhi, lo colpì, ma il giorno dopo si scoprì che non era morto e per punizione venne messo in una bolla molto resistente per vent’anni. La famiglia Garnier visse felice e contenta.



Il viola

Il viola

Di Margherita Camomilla Fantini Classe VE

C’era una volta in una foresta lontana un tranquillo paesino degli elfi in una foresta blu. Dall’altra parte della pianura bianca c’era la foresta rossa dove abitavano elfi cattivi e distruttivi governati dal Conte Rosso che voleva uccidere la regina Elfetta: la governatrice degli elfi della foresta blu cioè i buoni. Un giorno la regina Elfetta andò a fare una passeggiata, ma il Conte Rosso nascosto dietro ad un albero tirò una freccia e la colpì e per questo nel villaggio blu la principessa Azzurra, sua figlia, salì al trono e decise di organizzare una battaglia contro il Conte Rosso e i suoi elfi per vendicare sua madre. La battaglia si svolse nella pianura bianca; fu una battaglia molto lunga ma alla fine visto che i due colori rosso e blu si erano scontrati si formò un altro colore: il viola e la pianura bianca diventò la foresta viola che divise per sempre i due popoli blu e rossi. La regina viola non era né troppo buona né troppo cattiva, era giusta con tutti.