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sabato 2 aprile 2016

Un delitto misterioso di Edward Ikuenobe 5E


Un delitto misterioso

di Edward Ikuenobe 5E

Era una notte buia e avvolta nella nebbia quando, in una grande e lussuosa villa, il signor Antonio Leoni venne assassinato dalla cameriera Gina Landrini, una ragazza che aveva appena compiuto vent’anni. La giovane donna era invidiosa perché il suo padrone era molto ricco, ma il suo stipendio molto basso. Durante la notte, la cameriera prese un candeliere e lo diede in testa al signor Antonio che morì sul colpo. Dopo il delitto Gina si nascose sull’armadio ma, all’arrivo della polizia, non riuscì a trattenere un colpo di tosse. I poliziotti sentirono il rumore e la scoprirono; subito sospettarono che fosse stata lei ad assassinare l’uomo ma dovevano cercare le prove per imprigionarla. Una telecamera che era posizionata in un angolo nascosto della stanza aveva filmato tutto; i poliziotti videro che era stata lei e la misero in galera.

martedì 22 marzo 2016

FURTO AL MUSEO DEL LOUVRE

FURTO AL MUSEO DEL LOUVRE
(di Tommaso Capomasi – V B)

Era una notte piovosa e al museo del Louvre regnava un silenzio assoluto.
Ad un certo punto qualcuno vestito di nero e con un cappuccio disattivò le telecamere
e si addentrò nell’edificio girando tra le sale.
Cercava la Gioconda e appena la vide rimase folgorato dal suo sguardo. Velocemente staccò il quadro dal muro e si diresse verso l’uscita laterale per sfuggire alle telecamere  che con il buio non l’avevano individuato.
Il mattino seguente i responsabili della sicurezza si accorsero che mancava il famoso quadro e diedero l’allarme alla polizia.
Gli agenti chiesero l’aiuto di un famoso investigatore che, insieme al suo aiutante, si mise immediatamente a perlustrare la zona cercando degli indizi. L’investigatore si insospettì vedendo una piuma di pavone in un angolo della sala che riconobbe appartenere ad un tipo di cappello molto raro da trovare a Parigi.
Quindi si recò in un rinomato negozio di cappelli del quartiere e parlando con il proprietario scoprì che quel cappello era stato venduto qualche giorno prima ad uno straniero che parlava male il francese.
L’investigatore si fece descrivere il volto dello straniero e il suo aiutante si ricordò di averlo visto nei paraggi del museo nelle settimane precedenti.
Lo straniero era già stato schedato dalla polizia per piccoli reati precedentemente commessi, quindi fu semplice per l’investigatore individuare il luogo in cui viveva.
Nella notte fecero irruzione nel piccolo appartamento, che si trovava all’interno di un palazzo vecchio e umido, e trovarono il ladro che dormiva tranquillamente e sul tavolo da pranzo la preziosa tela coperta da un lenzuolo.

Quindi il ladro fu arrestato senza riuscire ad opporsi e il quadro finalmente venne riportato al museo.

L'isola di cibo


L ' ISOLA DI CIBO

di Mattia Weber  Liberati 5 E

 

C' era una volta un' isola di cibo. I suoi abitanti erano i cibbosi che erano sparsi un po' per tutto il territorio. La capitale era Dolcilandia e le città più importanti erano: Fritta, Gommosa,e Croccantinium. Le monete erano gli eurodolci. L'isola aveva un vulcano che eruttava caramelle, circondato dalla foresta di patatine, che era vittima degli incendi zuccherosi. Vicino a Dolcilandia vi era la miniera di cioccolato dalla quale si estraevano tutti i tipi possibili e immaginabili di cioccolato; si estraevano anche le gemme di gelatina che potevano valere tanti miliardi di eurodolci. Vicino a Gommosa c'era la montagna di gelato dove aveva sede il più grande centro sciistico dell' isola.

Un giorno nella miniera di cioccolato l'ispettore Oro Ciok faceva il suo solito giro di ispezione quando vide un ladro rubare le gemme, allora prese una spada di cioccolato e gliela puntò alla gola. Il ladro prese una lancia di cioccolato e gli disse che chi avesse ucciso l'altro per primo avrebbe fatto quello che voleva.

 Ciok vinse e consegnò le gemme al venditore e da quella notte fu chiamato “Ciok il buono”. 


Racconto giallo - Omicidio in villa

RACCONTO GIALLO

Alice Albamonte V B

Omicidio in villa

Era una notte buia e tempestosa e il signor Montenegro stava seduto in poltrona davanti al camino. Ad un tratto un colpo di vento improvviso spense il fuoco ed il signor Montenegro si ritrovò nel salotto della sua grande casa di campagna, completamente al buio.
Allarmato si alzò dalla poltrona e andò a controllare da dove provenisse quel soffio di vento che improvvisamente aveva attraversato la sua casa.
Si incamminò attraverso il lungo corridoio buio che porta alla grande cucina in cerca di una finestra spalancata dal vento impetuoso che soffiava quella notte.
Giunto alla fine del corridoio sentì alle sue spalle uno scricchiolio del pavimento in legno, ma non fece in tempo a voltarsi perché venne colpito alla nuca da un pesante martello e cadde a terra esanime.

Il giorno seguente la tempesta era passata e splendeva un tiepido sole di primavera quando miss. Olga la governante del signor Montenegro, di prima mattina, entrò nella grande villa come faceva ogni giorno.
Una volta entrata in cucina Olga vide due piedi sbucare da un angolino, si avvicinò timorosa e riconobbe il suo principale. Il corpo era disteso in terra e immerso in un lago di sangue.

Olga presa dal panico corse al telefono e chiamò la polizia. Era talmente agitata che quasi non riusciva a parlare e fu molto difficile per il poliziotto che rispose al telefono capire cosa fosse successo.
Passarono pochi minuti e arrivarono il commissario Montalbano con il suo aiutante Mimì a bordo di una macchina della polizia a sirene spiegate.
Dopo aver visto il cadavere e dopo aver fatto un primo giro della casa i due poliziotti chiesero alla governante come avesse trovato il cadavere.
Vollero sapere tante altre cose : se il signor Montenegro viveva da solo, quali fossero le sue abitudini, se riceveva visite, se in casa era stato rubato qualcosa, se il morto aveva parenti e in che rapporti era con loro. Non la finivano più di fare domande e la povera Olga che già era sconvolta per la morte del signor Montenegro, non vedeva l’ora che la lasciassero in pace.
Alla fine del lungo interrogatorio, i poliziotti vennero a sapere che il signor Montenegro aveva un fratello con cui non andava d’accordo a causa di un litigio ormai vecchio in cui nessuno dei due voleva chiedere scusa.
Il commissario Montalbano iniziò ad avere sospetti sul fratello di Montenegro, che si chiamava Marco.
Purtroppo le analisi sul cadavere svolte al laboratorio di medicina legale non dettero risposte utili per le indagini. Il signor Montenegro era stato ucciso da un colpo di martello alla nuca ma non furono trovate tracce utili a scoprire l’assassino.

Nei giorni successivi i due poliziotti tornarono a casa del defunto e ispezionarono la posta arrivata al signor Montenegro, con molta fortuna, trovarono una lettera spedita dal fratello Marco; c’era scritto che se il signor Montenegro non pagava la cifra di 100 mila euro lo avrebbe denunciato. Poi dopo altre ricerche,  Mimì trovo una lettera dallo stesso mittente che era stata inviata il giorno prima della morte. C’era scritto che la cifra da pagare era aumentata a 200 mila euro e che doveva essere pagata entro il giorno dopo.
Alla fine delle lettere era indicato l’indirizzo dove il morto avrebbe dovuto consegnare i soldi. Il commissario prese l’auto e raggiunse l’indirizzo che non corrispondeva ad una casa ma ad una fabbrica isolata dalla città e da tutto il resto.
Entrato vide subito che, su un tavolo da lavoro ormai vecchio e inutilizzato da anni era posato un pesante martello macchiato di sangue.
Le analisi scientifiche sul martello rivelarono che il sangue essiccato corrispondeva a quello del signor Montenegro e che, sul manico del martello erano presenti le impronte digitali del fratello Marco.

A questo punto il fratello del signor Montenegro fu ritenuto il principale indiziato dell’omicidio e il commissario ed il suo vice lo andarono ad arrestare.

Marco Montenegro viveva in una povera baracca, in condizioni ben più umili di quelle nelle quali viveva il ricco fratello. Quando lo trovarono era in preda al dolore ed al rimorso per l’uccisione del fratello.
Raccontò a loro una triste storia.
I due fratelli erano figli di un ricco industriale, proprietario della fabbrica abbandonata, che, una volta era molto famosa e produceva grande ricchezza per la loro famiglia.
Quando il padre era morto il signor Montenegro si era impossessato dell’intera eredità, lasciando il fratello Marco nella più assoluta povertà.
Il povero Marco si era rassegnato a questa ingiustizia e aveva rinunciato a rivendicare la sua parte dell’eredità perché era addolorato dal tradimento del fratello maggiore. Finché la piccola figlia di Marco non si era gravemente ammalata. Per le cure della figlia Marco era stato costretto a chiedere aiuto al fratello che, però, anche questa volta si era dimostrato insensibile ed egoista.
Così, la notte dell’assassinio Marco si era recato ancora una volta dal fratello e, in preda alla disperazione, lo aveva ucciso.

Il commissario Montalbano ed il suo vice Mimì, a malincuore arrestarono l’assassino, sperando che il giudice sarebbe stato clemente con lui. 

L'assassino del Duca di Lisbona

RACCONTO GIALLO

L’ASSASSINIO DEL DUCA DI LISBONA    
Il giorno 4 novembre 2013, alle ore 8.00 circa, viene ritrovato il corpo senza vita del Duca Giovanni Nascimiento nella sua camera da letto del suo grande Palazzo di Lisbona.
A ritrovarlo sono stati il suo maggiordomo Abelardo Rodriguèz e la sua cuoca Cloè Lloyd, preoccupati di non averlo visto correre nel suo giardino, come faceva di solito ogni mattina verso le 6,00.
Il Duca era già vestito con la sua tuta e le scarpe da ginnastica ed era riverso sul suo scrittoio, colpito da una pugnalata sulla schiena, mentre era intento a scrivere. L’arma del delitto, però, non c’era.
Aberlardo e Cloè, dopo aver avvertito la moglie del Duca, Francisca Do Registos, che dormiva nella vicina camera da letto, telefonavano a Mr. Brown, un noto investigatore londinese, che aveva risolto già tanti casi.
Mr Brown arrivava subito con il suo aiutante Piper, uno splendido cane bassotto dal fiuto infallibile.
Dopo aver ascoltato il maggiordomo e la cuoca, che dicevano che il Duca non aveva nemici, che in casa non era sparito nulla e che non avevano sentito nessun rumore, l’investigatore interrogava Francisca.
Quest’ultima diceva di aver dormito l’intera notte nella sua camera e Mr. Brown la guardava in modo sospetto, mentre fumava il suo sigaro passeggiando avanti e indietro nella stanza.
All’improvviso, Piper scappava fuori dalla villa per dirigersi verso un campo vicino, dove veniva ritrovata l’arma del delitto, sotterrata a circa un metro di profondità.
Per Mr. Brown il caso era ormai risolto!
Le telecamere che si trovavano nel giardino della villa, avevano inquadrato, verso le 5,30 di quella stessa mattina, la moglie del Duca, che usciva frettolosamente a piedi per far rientro a casa dopo qualche minuto. Il Duca, quando era stato assassinato, stava scrivendo un testamento che escludeva Francisca, ma nessuno aveva sentito rumori, non c’erano segni di scasso sulla porta e dalla casa non era sparito nulla.
Tutti questi indizi portavano ad una sola conclusione: Francisca Do Registos aveva ucciso senza pietà il marito per avere tutto per sé il suo immenso patrimonio.
Ancora una volta Mr. Brown, grazie anche al fiuto del suo aiutante e grande amico Piper, aveva trovato il colpevole!

Nicolò Lanave

Classe 5B, A.S. 2015/16

Racconto giallo - omicidio con rapina


               RACCONTO GIALLO

OMICIDIO CON RAPINA

Nella grande villa del Sig. GREEN in via Giovanni Caracciolo 13.... quella notte.... in quella misteriosa casa.... avvenne qualcosa.

In quella casa, viveva il Sig. Green, un uomo avido e pieno di soldi, con sua figlia di sei anni.

Era notte fonda, quando la figlia dormiva, e il papà contava i suoi soldi, qualcuno entrò nella villa , armato di una pistola calibro 9. Salì le scale , arrivò al secondo piano ed entrò nello studio, vide il Sig. Green, spaventato sparò un colpo al cuore del papà, che cascò a terra morto. La figlia si svegliò e dalla finestra vide un uomo ed una donna. Andò nello studio e vide il papà privo di vita con un buco nel torace.

Il giorno dopo alle ore 9:00 di mattina erano iniziate le indagini, con il detective Rossi e il suo aiutante Mustard. Interrogarono la figlia, che disse che si svegliò per il rumore di un colpo di pistola, e poi interrogarono anche un omone e una signora magra e alta che abitavano là vicino. Il Sig. Rossi cercando degli indizi, trovò una pistola in un tombino, poi ricostruì l' accaduto. Quindi, la complice aprì la porta e il ladro entrò nello studio, si spaventò e uccise il Sig. Green, e scappò via con il malloppo gettando nel tombino la calibro 9. Allora esaminarono le impronte digitali sull' arma da fuoco e scoprirono che l' assassino si chiamava Tony Make, gli fecero confessare il nome della complice: Charlott Lotito.

Il giorno dopo la rintracciarono e furono arresati entrambi.


CARLOTTA-FRANCESCA-FILIPPO-GIUSEPPE- GIANLUCA-DAVIDE  (classe 5B, A.S. 2015/16)

Racconto giallo - delitto imperfetto

Racconto giallo

Delitto imperfetto
Nella Londra dell’’800, si diceva che in una villa abbandonata vivesse un’assassino.               Passava il tempo e la villa era sempre più vecchia, la gente evitava di passarci.       
 Morror Riefler, un ragazzo che frequentava l’università, ignaro del pericolo andò a vivere nella casa. Il primo giorno il ragazzo andò a dormire tranquillamente mentre il maggiordomo attirato dai rumori, andò in cucina a controllare e vide un biglietto con su scritto “Vi ucciderò”. Il maggiordomo Zack Simpson a notte fonda chiamò la polizia. Sfortunatamente la polizia arrivò troppo tardi perché il cadavere era stato trovato nello sgabuzzino, pieno di sangue. La polizia interrogò il maggiordomo ma non ottennero nessun risultato. In quel momento giunse l’investigatore Jack Combel con il suo aiutante Conan Jeff. Non fu rinvenuta nessuna pistola, ma dopo, trovarono delle impronte di sangue che portavano all’arma del delitto: era un pugnale. Poi trovarono una stanza in cui c’erano molti armadi. Jack Combel sapeva che c’era l’assassino. Come supposto trovarono l’assassino e lo arrestarono. Da quel giorno le leggende su quella casa non esistono più.

Lavoro di gruppo di:
Tommaso, Nicolò V. , Laura, Giacomo, Marco ed  Alexandrina.

Classe 5B, A.S. 2015/16

Omicidio impossibile

RACCONTO GIALLO

OMICIDIO IMPOSSIBILE

Venerdì 7 luglio 2015: nella villa di Jhon Tiber c'è stato  un omicidio. Non si sa chi sia stato, nè a che ora sia avvenuto l'assassinio. Gli unici indizi sono: un biglietto con su scritto “Voltati” ritrovato sulla scrivania e una “beretta x-58”. L'unico testimone, il maggiordomo, ha riferito di aver sentito uno sparo, di essere andato a controllare, di aver visto il cadavere e di aver chiamato subito la polizia a cui aveva consegnato le due prove.
Passarono mesi e mesi, il caso fu preso in considerazione dalla polizia nazionale ed internazionale (anche perchè Jhon Tiber era molto ricco) ….finchè un giorno intervenne l'F.B.I. che mandò l'agente Helpek, famoso per le sue capacità investigative. Egli si fece dare le prove dalla polizia e dopo un'attenta analisi scoprì le impronte digitali dell'assassino. Sapeva che erano del figlio Jeff e dove andare a scovarlo; montò sulla sua Ferrari “anti- proiettile” e si recò da lui, che nel frattempo faceva scommesse di calcio seduto tranquillamente alla sala slot. Helpek fece irruzione nella sala e arrestò Jeff Tiber per omicidio. Helpek aveva scoperto il movente: Jeff voleva subito il patrimonio del padre e aveva deciso di ucciderlo. Il caso venne chiuso velocemente e l’assassino fu condannato all'ergastolo.

Nicolò Virgili

Classe 5B, A.S. 2015/16

domenica 20 marzo 2016

il giallo di mezzanotte


                                                     NEL GIORNO DI CAPODANNO

Di Livia Ferretti 5E

 

Era la notte del trentuno dicembre quando il signor Frank venne ucciso.

Nessuno sapeva chi era stato né perché l’aveva fatto ma il detective Black lo volle scoprire.

Iniziò ad investigare chiedendo alla moglie di Frank, Serena, l’ultima volta che l’aveva visto e la moglie gli rispose: “ l’ultima volta che l’ho visto è stata quando abbiamo lanciato le lanterne dal nostro balcone, subito dopo la mezzanotte. Dopo sono andata in camera”.

 “ E poi?” le chiese ancora il detective.

 “ Poi sono ritornata sul balcone per vedere i fuochi d’artificio con lui ma non  lo trovai ” replicò piangendo. “ Infine lo ritrovai sul marciapiede sotto al nostro appartamento con sangue dappertutto e un biglietto con su scritto  ‘Questa è la mia vendetta’.  A quel punto chiamai la polizia.”

“ C’erano persone nei paraggi?”

“ No ma nel nostro appartamento ci sono telecamere da dove forse si può vedere l’assassino.”

E Black disse:  “andiamo a controllare”.

Salirono le scale e entrarono nella stanza del videoregistratore. Quando controllarono le registrazioni, Black notò che c’era un uomo vicino alla vittima vestito di nero con una pistola in mano il quale improvvisamente sparò a Frank, che si trovava ancora sul balcone, facendolo precipitare di sotto. Il detective Black lo riconobbe perché la polizia lo aveva arrestato per truffa anche se era riuscito a scappare. Anche Serena lo riconobbe: era il suo ex marito.  

Si chiamava Philippe Harrols e il detective forse sapeva dove si poteva nascondere.

Dopo tre, quattro settimane infatti lo rintracciarono alla stazione  che tentava di scappare di nuovo.

Subito dopo Black chiamò Serena per informarla che era stato catturato e lei lo ringraziò.

Delitto alla gioielleria


Delitto alla gioielleria

Di Rocco Ferreri 5E

Era una sera buia e tempestosa, in un piccolo paese della California, tutte le persone stavano dentro le loro case, i negozi erano tutti chiusi tranne una gioielleria molto famosa. Il negozio stava per chiudere quando arrivò il ricercatissimo evaso di galera Alberto Miti che sparò alla signora della cassa, rubò tutti i soldi e anche un diamante che valeva 800.000 $, poi sentì dei passi e quindi scappò, ma durante la corsa gli scivolò la pistola.

 Il giorno dopo arrivò il commissario Masotti che andò sulla scena del crimine e vide la pistola a terra e anche un capello, quindi fece verificare il DNA del capello e le impronte digitali della pistola. Tutti i sospetti caddero sull’ omicida Alberto Miti perché il DNA del capello e le impronte della pistola facevano risalire a lui.

 Alberto  Miti venne rintracciato e dopo qualche settimana fu  preso e interrogato.  Lui cercò di difendersi ma dopo un po’ confessò e venne condannato a passare il resto della sua vita in prigione.



Il bengala assassino


                                                Il bengala assassino

                                                di Alessandro Lilli 5E


   L’ investigatore Kallagan Eyes sta indagando sul caso del ricco Michael Mc London, sul quale si sa poco :era un giovedì e a mezzanotte ci fu una chiamata da parte dei vicini di casa di Mc London.




 Si  pensa ora  di analizzare la telecamera del semaforo all’ ingresso della via. Intanto Kallagan Eyes e Tod Jonson si recano alla villa di Mc London e ne trovano il corpo con tracce di polvere da sparo e polvere di fumo. Kallagan e Tod indagano in luoghi diversi e comunicano tra loro con il cellulare, perché la villa è molto grande. Nei due telefoni si sente una terza voce e Kallagan pensa che si tratti del colpevole che li sta spiando dalla centralina telefonica. Kallagan e Tod vi si recano immediatamente. Nella cabina trovano un cravattino argentato e Kallagan si ricorda che apparteneva al maggiordomo.
 Kallagan e Tod rientrano nella villa e vedono, infatti, che  il maggiordomo non ha il cravattino. Poco dopo si viene a sapere che il colpevole era proprio il maggiordomo George Helton che aveva sparato un bengala infuocato, uccidendolo per sottrargli il denaro.