mercoledì 16 marzo 2016

Ricerche su Caio Giulio Cesare - classe VA

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Ricerca su Caio Giulio Cesare di Alice e Cecilia

Giulio Cesare
Ricerca su Caio Giulio Cesare di Paola Maria
Paola Maria
Cesare- Gloria SbarroRicerca su Caio Giulio Cesare di Giulia, Sofia, Gaia e Gloria


lunedì 7 marzo 2016

La storia del fuoco

LA STORIA DEL FUOCO

di Giulia, Gaia e Sofia P. della classe V A

Era una mattina d’ inverno e Ugh , un grosso cavernicolo dalla forza immaginabile, andò a caccia di carne con il suo gruppo di cavernicoli. La terra dove vivevano era molto fertile, rigogliosa e piena di animali: era perfetta per vivere! Un giorno, camminando nell’ erba alta per nascondersi dai predatori, avvistarono un cinghiale e, uno dopo l’ altro, corsero per catturarlo. La sera mangiarono carne di cinghiale nella loro caverna. Stanchi e a stomaco pieno si misero a dormire, ma la notte non fu tranquilla come le altre: ci furono pioggia, fulmini e lampi … un diluvio ! La mattina, al loro risveglio , trovarono tutti gli alberi bruciati e nessuna forma di vita tranne loro. Uscirono dalla caverna e notarono sotto un albero bruciato, una piccola “cosa” rossa e gialla che ondeggiava; Ugh si avvicinò e provò ad afferrarla, ma si procurò tanto dolore sulla mano. 
Cominciò ad urlare dal dolore e tirò bruscamente un pietra contro la fiamma, ma colpì una pietra creando una scintilla. Ugh capì che sbattendo due pietre l’una contro l’altra e facendo cadere le scintille sull’erba o sui rami secchi si creava il fuoco. Arrivò la notte e Ugh raccolse delle foglie secche e dei ramoscelli , colpì una pietra contro l’altra e accese un fuoco all’interno della caverna in modo da riscaldare tutto il gruppo.
Durante la notte, mentre tutti dormivano, Ugh si accorse che un ghepardo li osservava fuori dalla caverna. Ad un tratto il ghepardo partì all’attacco e Ugh, cercando di aiutarsi con un bastone, andò a toccare con la punta del bastone la fiamma; il bastone cominciò a prendere fuoco e Ugh impaurito lanciò il bastone verso la bestia, facendola scappare via. Da quel giorno l’uomo scoprì che il fuoco riscaldava, allontanava gli animali , dava la luce e che cuoceva la carne. Chiamarono la cosa piccola e rossa: fuoco...




Il mito di Atlantide

Il mito di Atlantide

di Davide Pazzanese - VA

Il filosofo greco Platone descrisse Atlantide come un continente-isola situato nell’ Oceano Atlantico e grande quanto quasi l’Europa.
Secondo i suoi scritti  del 370 A.C circa, l’isola, prospera e potente, era stata distrutta da un cataclisma ed era sprofondata nel mare 10.000 anni prima.
Platone descrisse Atlantide come una potente città-stato che possedeva grandi ricchezze e governava regioni dell’ Africa e dell’ Europa. Era un centro di commerci e la maggior parte della popolazione viveva in una città dal diametro di circa 17 km, posta al centro del continente.
La topografia indicava sia montagne che pianure, con canali per l’irrigazione dei campi e per agevolare il trasporto verso il mare.
Il clima consentiva due raccolti l’anno: uno in inverno grazie alle piogge, l’altro in estate per mezzo dell’irrigazione.
L’isola abbondava di frutti e piante ma anche di animali fra cui gli elefanti, che Platone menziona specificamente.
E’ probabile che gli abitanti e tutti i tesori siano sprofondati in mare insieme all’isola.
Platone lesse di Atlantide nell’opera del legislatore greco Solone, scritta duecento anni prima. Solone affermava di esserne venuto a conoscenza da un sacerdote egizio durante un viaggio in Africa. Platone scrisse di Atlantide in due opere, Timeo e Crizia.
Secondo Platone l’isola andò incontro alla rovina dopo che i soldati greci ebbero respinto l’esercito Atlantide, stroncando un tentativo di conquista della Grecia.
Descrisse violenti terremoti e alluvioni che nel corso di un solo giorno e una sola notte fecero sprofondare Atlantide in mare.
Gli studiosi successivi invece supposero che causa del cataclisma poteva essere stata un’imponente eruzione vulcanica
 La posizione di Atlantide è un mistero e costituisce una delle più grandi cacce al tesoro di tutti i tempi.

 Ad oggi nessuno è stato ancora in grado di ritrovarla.


La scuola d'altri tempi

L’ intervista
scuola di un tempo, intervistata Gabriella Romano
“Una nonna di oggi racconta la scuola d’altri tempi ”

FILIPPO DE CARLO


Oggi sono uscito da scuola molto felice, perché per la prima volta in tutta la mia vita avevo preso una nota di merito. Mi è venuta a prendere nonna, Gabriella. Le ho rivelato il perché della mia felicità. Lei mi ha fatto i complimenti, poi mi ha detto che nella sua scuola non esistevano le note di merito, raccontandomi come fosse diverso studiare ai suoi tempi. Incuriosito, ho iniziato a farle qualche domanda.

Come si chiamava la tua scuola?                                                                                                         
La mia scuola si chiamava ‘Beata Vergine Maria’, era una scuola di suore ed era riservata alle bambine; bidelle, insegnanti e cuoche erano tutte donne. Allora maschi e femmine non potevano frequentare la stessa scuola.

Quante suore (insegnanti) avevi?
Ce ne avevo solo tre: una per arte, una per inglese, che si imparava dalla prima media in su e un’altra per tutte le altre materie.

Quanti eravate in classe?
Eravamo quasi una trentina.

Come era il rapporto insegnanti/alunni?
 Le suore erano molto severe, il rapporto non era così diretto come oggi, se ti comportavi male ricevevi una bacchettata sulla mano.

E se erano così severe vi facevano fare la ricreazione?
Sì la ricreazione si faceva per venti minuti: si mangiava una merendina che si portava da casa, a seconda del meteo si stava in giardino o al coperto.

A che ora entravi e uscivi?
Si entrava alle 8:30 e si usciva alle 13:00, erano all’incirca cinque ore di scuola.

Ti piaceva andare a scuola?
Insomma, perché come avrai capito le insegnanti erano molto severe.






Tutto in una bolla di sapone

TUTTO IN UNA BOLLA DI SAPONE
di Giuseppe Spanò 5E

C’era volta un paese che si trovava all’interno di una bolla di sapone. Uno semplice, sembrava come tutti gli altri, ma la terra era fatta di saponette Nivea aromatizzate al limone. Per camminarci le persone di acqua e sapone indossavano pantofole apposite per non scivolare. Una notte, un ladro di nome Neutro Roberts cercò di rompere la serratura scivolosa della famiglia Garnier: una famiglia borghese che abitava nel paese, esattamente in centro. Neutro Roberts riuscì ad entrare nella casa, ma proprio in quel momento il signor Garnier stava andando a fare il suo spuntino di mezzanotte a base di sandwich e sapone al cioccolato. Il signor Garnier vide Neutro Roberts e prese subito la sua pistola che sparava sapone fortissimo e mirò agli occhi, lo colpì, ma il giorno dopo si scoprì che non era morto e per punizione venne messo in una bolla molto resistente per vent’anni. La famiglia Garnier visse felice e contenta.



Il viola

Il viola

Di Margherita Camomilla Fantini Classe VE

C’era una volta in una foresta lontana un tranquillo paesino degli elfi in una foresta blu. Dall’altra parte della pianura bianca c’era la foresta rossa dove abitavano elfi cattivi e distruttivi governati dal Conte Rosso che voleva uccidere la regina Elfetta: la governatrice degli elfi della foresta blu cioè i buoni. Un giorno la regina Elfetta andò a fare una passeggiata, ma il Conte Rosso nascosto dietro ad un albero tirò una freccia e la colpì e per questo nel villaggio blu la principessa Azzurra, sua figlia, salì al trono e decise di organizzare una battaglia contro il Conte Rosso e i suoi elfi per vendicare sua madre. La battaglia si svolse nella pianura bianca; fu una battaglia molto lunga ma alla fine visto che i due colori rosso e blu si erano scontrati si formò un altro colore: il viola e la pianura bianca diventò la foresta viola che divise per sempre i due popoli blu e rossi. La regina viola non era né troppo buona né troppo cattiva, era giusta con tutti.


lunedì 25 gennaio 2016

La parola PACE nel mondo

Come si dice la parola PACE nel mondo


  • Arabo   Salààm
  • Indiano  Shànti
  • Spagnolo   Paz
  • Giapponese   Heiwa
  • Filippino   Kapa
  • Greco   Irin
  • Russo   Mir
  • Francese   Paix
  • Inglese   Peace
  • Indonesiano   Damai
  • Svedese   Fred
  • Olandese   Vrede
  • Tibetano   Shide
  • Cinese   Héping
  • Ebraico   Shalòm
  • Swahili   Salama
  • Portoghese   Pax
  • Thailandese    Santiphap
  • Tedesco   Friede


Se la popolazione mondiale -e cioè tutti i 5,8 bilioni di abitanti della Terra- si prendessero per mano, potrebbero create una catena che circonderebbe il mondo ben 160 volte!

GLORIA - CLASSE VA
 










La Medicina


La medicina

La medicina esiste da quando è nato l’uomo.

In principio si usavano soltanto rimedi naturali, come erbe che aiutavano le guarigioni, oppure piante. Il primo vero medico fu Ippocrate, un medico greco, di cui ancora oggi va in vigore il famoso “giuramento di Ippocrate”. . Egli nacque nel  460 a.C. a Kos e morì nel 377 a.C. a Larissa. Ippocrate è stato un medico, geografo, greco antico, considerato il padre della medicina. Egli rivoluzionò il concetto di medicina, tradizionalmente associato con la filosofia, trasformando la medicina in una professione.

Ogni medico prima di curare deve fare il giuramento di Ippocrate.

 Daria e Sofia - VD
 


 

Intervista impossibile a Enzo Ferrari


ENZO FERRARI E MARANELLO

Di Giorgio De Filippis (classe VC)

Enzo Ferrari nasce a Modena il 18 febbraio 1898 in una famiglia della borghesia modenese ,il padre è titolare di un’ azienda di carpenteria .

Quando decidi di fare il pilota?

Dopo aver lavorato come collaudatore di automobili ho deciso di fare il pilota

Quali gare hai vinto?

Molte , ma quella che mi è rimasta nel cuore è il circuito del 1923 del Savio a Ravenna

Come nasce il cavallino rampante?

La storia del cavallino rampante è semplice .Il cavallino era dipinto sulla carlinga del caccia di Francesco Baracca, l’eroico aviatore della Prima guerra mondiale, l’asso degli assi. Quando vinsi il circuito nel 1923 conobbi il conte Enrico Baracca padre dell’eroe, e la madre, contessa Paolina. Fu lei a dirmi, un giorno, “Ferrari metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna.” Il cavallino era ed è rimasto nero, io ho aggiunto il giallo canarino che è il colore di Modena.

Intervista impossibile con Ferrero


IL  CORRIERE DELLA SERA

ARTICOLO GIORNALISTICO DI Luca Spina

INTERVISTA IMPOSSIBILE: FERRERO

Ero seduto ad un tavolino in un bar di Villa Torlonia ed eccolo arrivare con la sua Ross Roice nera, lo vedo uscire dalla macchina guidata dall’ autista lo vedo uscire  con un cappello e una giacca di pelle. Lo raggiungo e gli do la mano e da qua incomincia la nostra intervista; apro il mio block notes dove ho scritto le domande da fargli e inizio ad alta voce con la prima domanda: “COME È NATA LA NUTELLA?” E lui mi risponde: “All’inizio volevo solo diventare famoso quindi cercai di inventarmi alcune cose e alla fine mi venne un’idea, io da piccolo ero ghiotto di cioccolata, infatti ero un po’ cicciottello, comunque ho pensato di prendere la cioccolata al latte e aggiungerci alcuni ingredienti; la mia lista era lunga, molto lunga, e diceva: GELATINA-NOCI… e finiva con NOCCIOLE. Allora provai ad unire ciascun ingrediente e a me piaceva molto la cioccolata con la gelatina però poi mi sono detto: ha me piace questa combinazione ma piacerà anche agli altri bambini? Allora feci assaggiare la mia combinazione a una tonnellata di bambini e alla maggior parte non piaceva e poi dopo una lunga lista di fallimenti arrivai alle nocciole. Quando ho unito nocciole e cioccolato mi venne fuori una crema la feci assaggiare alla solita tonnellata di bambini e alla maggior parte piaceva molto e così nacque la NUTELLA!!!!!!”

Continuai a fare domande e la seconda fu: “PERCHÉ TUTTI GLI ALTRI PRODOTTI CHE HAI ESPORTATO LI HAI CHIAMATI FERRERO… E QUESTO LO HAI CHIAMATO NUTELLA?” E lui mi rispose: “intanto all’inizio non avevo tanta fantasia e poi perché volevo che il nome del prodotto derivasse da nocciola = nutella e poi perché appena creata la nutella non la ho esportata subito ma ho preferito aspettare qualche anno e solo a 18 anni ho deciso di esportarla e non volevo cambiare nome perché volevo che una parte di me da piccolo rimanesse in quel prodotto.

Allora io soddisfatto della risposta ho deciso di porgli l’ultima e terza domanda: “HAI INTENZIONE DI CONTINUARE A PRODURRE ALTRI PRODOTTI?” E lui disse: “ assolutamente no perché ormai sto invecchiando e tra un po’ di tempo andrò in pensione quindi l’unica cosa che esporterò è una quantità maggiore di grammi di nutella (1000g 1500g) ovviamente fino a un certo punto.

Finite le domande lo salutai con una stretta di mano e lui entro nella macchina e lascò velocemente la Villa Torlonia.