domenica 20 marzo 2016

una battaglia epica



                                                        UNA BATTAGLIA EPICA
Di Edoardo Ronchi 5E
Un giorno su un’isola sperduta c’erano due clan, quello degli Elfi e quello dei Demoni.
I Demoni erano di più, ma meno forti, invece  gli Elfi erano di meno ma con armi fortissime, per esempio: la spada di fuoco e le frecce avvelenate.
Si odiavano tra loro perché il re dei Demoni “Doki” aveva assassinato con la sua lancia indemoniata il re degli Elfi.
Allora il popolo degli Elfi si arrabbiò molto e il figlio del re “Troso” decise di sterminare tutti i Demoni. Troso prese l’arma di suo padre: la spada suprema di fuoco e quando i due popoli si scontrarono in battaglia dapprima i Demoni respinsero le frecce e le spade di  fuoco degli Elfi con gli scudi e con le lance indemoniate, ma poi  Troso con la spada suprema di fuoco affrontò e sconfisse i Demoni a uno a uno in onore di suo padre.
Gli Elfi festeggiarono con sette bottiglie di rum e un banchetto.

Un drago come amico


UN DRAGO COME AMICO

Di Giacomo Viola 5E

C’erano una volta due grandi regni sempre in guerra fra loro: il regno di Roma e il regno di Persia.

Un giorno però il principe persiano si innamorò della principessa romana, così si intrufolò nel palazzo reale a Roma (la città più importante del regno di Roma). Nel palazzo reale incontrò finalmente il re e gli propose: “Se prenderò in sposa tua figlia, i nostri regni si uniranno e ne formeremo uno più potente e sarai tu a comandare”. Invece il re rispose: “accetterò la proposta solo se mi porterai un drago vivo e se lo addomesticherai!”

Il principe accettò e andò a cercare un drago in Russia. Dopo un po’ di cammino si udirono dei potenti urli provenire da una caverna. Senza indugio il principe entrò nella caverna, quando vide un enorme drago scoppiare a……. piangere. Allora il principe chiese al drago: “Perché piangi?” Il drago rispose: “Perché non riesco ad aprire questo baule pieno di gemme ed io adoro le gemme” rispose piangente. Il principe, però notava che la serratura era grande come lui e gli venne un’idea: propose al drago “se io apro il baule, tu ti farai addomesticare e portare a corte, una corte che è piena di gemme!” aggiunse il principe. Il drago annuì e il principe saltò nella serratura e aprì il baule. Il drago felice fu portato a corte (con il baule). Il re allora permise al principe di sposarsi e i due popoli vissero felici e contenti.
                                                                                          
   

il giallo di mezzanotte


                                                     NEL GIORNO DI CAPODANNO

Di Livia Ferretti 5E

 

Era la notte del trentuno dicembre quando il signor Frank venne ucciso.

Nessuno sapeva chi era stato né perché l’aveva fatto ma il detective Black lo volle scoprire.

Iniziò ad investigare chiedendo alla moglie di Frank, Serena, l’ultima volta che l’aveva visto e la moglie gli rispose: “ l’ultima volta che l’ho visto è stata quando abbiamo lanciato le lanterne dal nostro balcone, subito dopo la mezzanotte. Dopo sono andata in camera”.

 “ E poi?” le chiese ancora il detective.

 “ Poi sono ritornata sul balcone per vedere i fuochi d’artificio con lui ma non  lo trovai ” replicò piangendo. “ Infine lo ritrovai sul marciapiede sotto al nostro appartamento con sangue dappertutto e un biglietto con su scritto  ‘Questa è la mia vendetta’.  A quel punto chiamai la polizia.”

“ C’erano persone nei paraggi?”

“ No ma nel nostro appartamento ci sono telecamere da dove forse si può vedere l’assassino.”

E Black disse:  “andiamo a controllare”.

Salirono le scale e entrarono nella stanza del videoregistratore. Quando controllarono le registrazioni, Black notò che c’era un uomo vicino alla vittima vestito di nero con una pistola in mano il quale improvvisamente sparò a Frank, che si trovava ancora sul balcone, facendolo precipitare di sotto. Il detective Black lo riconobbe perché la polizia lo aveva arrestato per truffa anche se era riuscito a scappare. Anche Serena lo riconobbe: era il suo ex marito.  

Si chiamava Philippe Harrols e il detective forse sapeva dove si poteva nascondere.

Dopo tre, quattro settimane infatti lo rintracciarono alla stazione  che tentava di scappare di nuovo.

Subito dopo Black chiamò Serena per informarla che era stato catturato e lei lo ringraziò.

La renna e il muro


LA RENNA E IL MURO

Di Greta Picano 5E

 

In Maggio mi trovavo come sempre ad osservare le farfalle nel parco dietro la chiesa. Ad un certo punto vidi una farfalla bellissima, subito mi misi a rincorrerla ma inciampai su un sasso sbattendo contro un muro e caddi. Quando mi rialzai, sentii che mi trovavo sopra a qualcosa di freddo e soffice, ero caduta sulla neve! Cercai di capire dove mi trovavo quando qualcosa mi apparve davanti. Quella “cosa” era una renna e impigliati tra le corna portava tanti regali. “Buongiorno” mi disse, io rimasi a bocca aperta e per poco non caddi di nuovo nella neve, insomma, da quando gli animali parlano?! La renna ripeté “Buongiorno” ma stavolta io d’ istinto risposi “Buongiorno io mi chiamo Lily” e la renna mi disse “Io mi chiamo Rudolf, sono il nuovo postino, forse è per questo che non mi conosci”, notai infatti che al collo la renna portava un collare con appesa un lettera in metallo. Rudolf mi invitò a bere un tè a casa sua e visto che ci teneva molto accettai. Lungo la strada gli chiesi come mai poteva parlare e (come se fosse la cosa più normale del mondo) mi rispose che ogni altro animale poteva farlo! Comunque dopo un po’ arrivammo alla casa. La “casa” vista da fuori era una cupola innevata ricoperta da una pianta rampicante. Rudolf scavò con lo zoccolo in un punto segnato da un agrifoglio e sotto la neve vidi una botola, la renna l’aprì e sotto c’erano delle scalette illuminate. Percorrendole arrivammo alla vera porta con su scritto “Buon Natale!” con una scritta piena di brillantini. Ma come Natale, se eravamo in Maggio! La casa era davvero ben arredata (anche se i mobili erano tutti fatti in legno). L’ingresso era una sala con il divano, il tavolo da pranzo e la cucina, più in là c’erano due porte, su una era disegnato un letto e sull’altra un libro (capii che erano la stanza da letto e lo studio). Rudolf aprì la porta dello studio e notai che sulla scrivania c’era una lista su cui spuntò due o tre nomi. Poi poggiò i regali sulla scrivania. Qualche minuto dopo eravamo seduti sul divano a sorseggiare il tè al limone, allora io chiesi “Come mai porti i regali se sei un postino?”  “Beh” disse Rudolf “Noi postini in dicembre consegniamo anche i regali di Natale, mi hai incontrato proprio mentre tornavo dall’ufficio postale, dove avevo appena ritirato dei regali”  “ Mi dispiace di averti fatto perdere tempo” gli dissi. “Non ti preoccupare, tanto ero in pausa e la consegna è prevista tra due ore”- mi rispose.

Dopo mezz’ora Rudolf mi riaccompagnò dove c’eravamo incontrati e lì ci salutammo. Rimasta sola cercai di capire come tornare a casa; mentre cercavo inciampai su una radice e andai a sbattere contro un albero, non mi accorsi che ero caduta nuovamente su un prato e mi ritrovai nel parco dietro la chiesa con la farfalla che rincorrevo davanti a me . Io pensai “Wow che avventura!”.

Delitto alla gioielleria


Delitto alla gioielleria

Di Rocco Ferreri 5E

Era una sera buia e tempestosa, in un piccolo paese della California, tutte le persone stavano dentro le loro case, i negozi erano tutti chiusi tranne una gioielleria molto famosa. Il negozio stava per chiudere quando arrivò il ricercatissimo evaso di galera Alberto Miti che sparò alla signora della cassa, rubò tutti i soldi e anche un diamante che valeva 800.000 $, poi sentì dei passi e quindi scappò, ma durante la corsa gli scivolò la pistola.

 Il giorno dopo arrivò il commissario Masotti che andò sulla scena del crimine e vide la pistola a terra e anche un capello, quindi fece verificare il DNA del capello e le impronte digitali della pistola. Tutti i sospetti caddero sull’ omicida Alberto Miti perché il DNA del capello e le impronte della pistola facevano risalire a lui.

 Alberto  Miti venne rintracciato e dopo qualche settimana fu  preso e interrogato.  Lui cercò di difendersi ma dopo un po’ confessò e venne condannato a passare il resto della sua vita in prigione.



Il bengala assassino


                                                Il bengala assassino

                                                di Alessandro Lilli 5E


   L’ investigatore Kallagan Eyes sta indagando sul caso del ricco Michael Mc London, sul quale si sa poco :era un giovedì e a mezzanotte ci fu una chiamata da parte dei vicini di casa di Mc London.




 Si  pensa ora  di analizzare la telecamera del semaforo all’ ingresso della via. Intanto Kallagan Eyes e Tod Jonson si recano alla villa di Mc London e ne trovano il corpo con tracce di polvere da sparo e polvere di fumo. Kallagan e Tod indagano in luoghi diversi e comunicano tra loro con il cellulare, perché la villa è molto grande. Nei due telefoni si sente una terza voce e Kallagan pensa che si tratti del colpevole che li sta spiando dalla centralina telefonica. Kallagan e Tod vi si recano immediatamente. Nella cabina trovano un cravattino argentato e Kallagan si ricorda che apparteneva al maggiordomo.
 Kallagan e Tod rientrano nella villa e vedono, infatti, che  il maggiordomo non ha il cravattino. Poco dopo si viene a sapere che il colpevole era proprio il maggiordomo George Helton che aveva sparato un bengala infuocato, uccidendolo per sottrargli il denaro.


                                                                             

Il mondo di pietra


IL MONDO DI PIETRA

di Filippo Capomasi 5E

Marco, Matteo e io eravamo tre ragazzi che vivevano in una grande città su un’isola e vicino ad un bosco.

Un pomeriggio d’inverno decidemmo di fare una passeggiata nel boschetto. Intorno a noi c’era solo silenzio: si sentiva il cinguettio dei pettirossi e lo scrocchiare dei rami degli alberi. Poi cominciò a nevicare; ci rifugiammo sotto i grandi alberi e ci inoltrammo ancora di più nella foresta.

Ci trovammo davanti ad un palazzo di marmo: era il palazzo della Regina della natura! Avevamo saputo che lei voleva pietrificare il bosco e la città. Non avevamo dubbi, dovevamo entrare.

C’era un portone di bronzo da cui ovviamente non potevamo accedere: io scorsi una finestra che fortunatamente si trovava al pianterreno. Entrammo e ci ritrovammo nella cucina del palazzo; c’erano pentole, piatti, mestoli e…un cuoco grosso come un armadio!

Ci stava per acchiappare con un mestolo ma noi, agili come dei ghepardi, riuscimmo a scappare.

Continuammo il percorso attraverso un corridoio lunghissimo: sembrava interminabile. Alla fine del corridoio c’era una stanza grandissima con un trono tutto d’argento!

Sul trono c’era seduta la Regina della natura: aveva un vestito lungo, verde, giallo e un cappello con i ricami d’oro. Aveva uno scettro d’oro con cui, attraverso una grande finestra, stava pietrificando tutto il bosco!

Matteo si fiondò sulla Regina e le rubò lo scettro; l’unico modo per fermare l’incantesimo era romperlo.

Matteo ci riuscì e tutto tornò alla normalità.

I bulbi



 
Un pomeriggio da coltivatore

di Vittorio Di Virgilio quinta E

 

 

È cominciato tutto con la maestra che ci ha mostrato i bulbi che assomigliano a delle cipolle ed in primavera diventano piante o fiori.

Io non so cosa saranno perché deve essere una sorpresa per noi e per la maestra!

Prima abbiamo bucato la terra ,dopo abbiamo messo i bulbi e successivamente abbiamo rimesso la terra. Abbiamo piantato anche dei ciclamini e infine abbiamo pulito dalla parte dei bulbi perché ovviamente abbiamo sporcato a terra.  

Io mi sono divertito tantissimo e mi sono sporcato tantissimo!
 
 
 
                                                              
                                                                                  

La band e la canzone stregata


LA BAND E LA CANZONE STREGATA

di Francesca Romana Troiani classe 5E

La sera prima di Halloween Tommaso, Gianluca e Martina, “una band”, composero una canzone per la festa intitolata” Rosa” e nell’introduzione c’era la melodia di un flauto.

Quando la risentirono, la luce andò via e il frigorifero cominciò a chiudersi e aprirsi, l’ascoltarono poi una seconda e una terza volta e successe sempre la stessa cosa.

A quel punto, decisero di provare a convocare lo spirito mettendosi in cerchio seduti per terra a gambe incrociate mano nella mano con una serie di candele e un candelabro. In quel momento sentirono una voce che diceva:- Sinotesse, Sinotesse!

 Decisero così di fare una ricerca su Sinotesse e scoprirono che era un compositore, e che, cento anni prima aveva composto una canzone per la ragazza di cui era innamorato di nome Rosa; ma mentre dormiva, il malvagio barone di Ronilano gli rubò la canzone e fu lui che si fidanzò con Rosa.

Da quel giorno, Sinotesse maledì il flauto e tutti quelli che lo suonavano per comporre una canzone dedicata ad una Rosa, fu così che Tommaso, Gianluca e Martina cambiarono l’introduzione e tutte le parti con la melodia del flauto.

Alla festa la suonarono e non successe niente, però da quel giorno non usarono più il flauto e Sinotesse non si fece più vedere.

per non dimenticare


27 gennaio:  Giornata della memoria


Poesia di un ragazzo – trovata in un ghetto nel 1941


Da domani sarà triste, da domani.

Ma oggi, sarò contento,

a che serve essere tristi, a che serve.

Perché soffia un vento cattivo.

Perché dovrei dolermi, oggi del domani.

Forse il domani è buono, forse il domani è chiaro.

Forse domani splenderà ancora il sole.

E, non vi sarà ragione di tristezza.

Da domani sarà triste, da domani.

Ma oggi, oggi, sarò contento

E ad ogni amaro giorno dirò,

da domani, sarà triste,

oggi no.


Commento

Il ragazzo polacco cerca di essere sempre ottimista in tutta la poesia perché non sa se la cosa brutta arriverà il giorno dopo; sa che arriverà una cosa brutta, e presto, per cui cerca in tutti i modi di essere felice.
La parte che mi è piaciuta di più è il finale, perché è quella più poetica.

                                                                                                                Federico Caprilli 5E